errori privacy web

Dalla piena entrata in vigore del GDPR, avvenuta il 25 Maggio 2018, e dopo gli innumerevoli casi di violazione dei dati personali dei più importanti colossi del web, si potrebbe pensare che ormai gli utenti e i cittadini abbiano ben chiaro cosa voglia dire proteggere la propria privacy e quali siano gli strumenti da adottare per navigare su internet in totale sicurezza. Purtroppo non è così. A rivelarlo è la società di sicurezza Sophos che, in occasione dello scorso Data Privacy Day, ha confermato che sono ancora molti gli utenti che non hanno adottato misure adeguate per garantire la tutela dei propri dati personali. Gli esperti di Sophos hanno stilato una classifica degli errori più comuni che vengono commessi tutt’oggi e che mettono a rischio la vita digitale degli utenti. E tu, sei certo di non commettere nessuno dei seguenti 10 errori più comuni?

1 – Lasciare la webcam sempre accesa

Per un hacker esperto non è impossibile accedere alle webcam di PC e smartphone. Per questo motivo, anche un semplice pezzo di scotch, da applicare sulla webcam dopo ogni utilizzo, risulta essere un’arma efficace per evitare pericolose intrusioni.

2 – Usare password troppo facili

Password per accedere ai social network, all’email, allo smartphone; tutte queste credenziali devono essere impostate in modo da rendere complessa la loro identificazione da parte dei cybercriminali: vanno dunque usati caratteri speciali, cifre e lettere sia maiuscole che minuscole.

3 – Riusare le stesse password

Ogni account deve avere una password univoca che conceda l’accesso solo ad una determinata piattaforma o dispositivo. Il motivo è banale: se un hacker riuscisse ad indovinare la password di un utente e questa fosse la stessa per tutte le piattaforme che utilizza, avrebbe accesso automatico a un’enorme mole di informazioni sensibili. In questo caso la praticità deve cedere il passo alla prudenza.

4 – Non aggiornare i software

Che sia l’aggiornamento dello smartphone o del pc, la maggior parte degli update rilasciati servono per colmare i punti deboli sfruttati dagli hacker e vanno dunque installati tempestivamente.

5 – Consentire alle app l’accesso completo al vostro dispositivo

Controllare sempre le autorizzazioni richieste da un’applicazione prima di scaricarla sui dispositivi. È inoltre importante eliminare tutte le app che non si utilizzano più.

6 – Condividere informazioni sensibili sui social e via email

Informazioni come la data di nascita, gli estremi della carta di credito o l’indirizzo sono un rischio poichè possono rivelarsi armi preziose per gli hacker. Disattivare la geo localizzazione e limitare la condivisione pubblica dei propri spostamenti eviterà che i malintenzionati approfittino della nostra assenza da casa in occasione di viaggi di piacere o trasferte di lavoro.

7 – Disabilitare le restrizioni di privacy sui social media

Essere consapevole di chi può vedere i nostri contenuti pubblicati è un obbligo. La maggior parte dei social consente di scegliere chi potrà visualizzare i post, aggiornare le impostazione sulla privacy e limitare l’accesso ad un pubblico definito e fidato è un ottimo consiglio per tenere al sicuro i dati da un eventuale rischio.

8 – Iscriversi a qualsiasi sito online

Non si tratta solo di ciò che si pubblica sui social, è importante essere consapevoli di ciò che si sta utilizzando online: piattaforme, siti di e-commerce, abbonamenti a servizi… È importante cancellare gli account social o email inutilizzati e condividere con cautela i propri dati sensibili sui form online.

9 – Accedere ai propri account “solo” con la password

Molti siti permettono e consigliano di effettuare un’autenticazione a due fattori. Sebbene sia noioso aspettare di ricevere un sms per accedere al proprio profilo Facebook, quest’ulteriore passaggio riduce il rischio di furto delle credenziali da parte degli hacker. In questo caso, la praticità deve cedere il passo alla prudenza.

10 – Preoccuparsi della privacy sporadicamente

Per quanto possibile, bisognerebbe mettere in pratica quotidianamente le regole precedenti, così da trasformarle in abitudine. Solo così si ridurrà il rischio e aumenterà il grado di protezione dei dati sensibili dall’uso improprio dei cybercriminali.

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