Il GDPR, come ormai sappiamo, è un Regolamento Europeo in materia di tutela del trattamento dei dati personali i cui effetti sono direttamente applicabili e obbligatori, in tutti gli Stati membri, dal 25 maggio 2018. Durante questi ultimi giorni, sono state molte le attività, le imprese e le società che sono corse ai ripari per mettersi in regola, talvolta con soluzioni fai-da-te dell’ultimo minuto, salvo poi tirare un sospiro di sollievo alla notizia che il tutto sarebbe rimandato al 21 agosto. Come spesso accade, però, alcune notizie lette in fretta o male interpretate, possono lasciare spazio a equivoci infondati e potenzialmente rischiosi.

Il GDPR non slitta al 21 agosto

Quindi, attenzione: perché anche se mancano i decreti attuativi, il rispetto delle norme contenute nel GDPR è comunque obbligatorio per tutti, già da quel fatidico 25 maggio 2018. La notizia che il GDPR in Italia sia stato rimandato al 21 agosto, non è una informazione precisa, tanto più che nessun provvedimento del Garante, potrebbe incidere sulla data di entrata in vigore del Regolamento europeo. Basti pensare, inoltre, che i primi ricorsi sulla gestione dei dati personali, sono già stati presentati proprio in virtù dell’entrata in vigore del GDPR. Ai molti che avevano sperato di poter rimandare gli interventi di adeguamento (e i costi ad essi legati) a tempi migliori, è opportuno ricordare che il GDPR è un regolamento europeo che ha effetti di applicabilità diversi dalle più comuni direttive europee. Un regolamento, infatti, non ha bisogno di una normativa nazionale per essere recepito dai singoli stati ma viene adottato ma viene adottato così com’è e con effetto immediato.

Allora cosa è stato rimandato al 21 agosto?

Il 21 maggio scorso, il Governo avrebbe dovuto adottare il decreto legislativo di adeguamento della normativa italiana al GDPR. Anche a causa dell’attuale quadro politico, però, questo termine è stato posticipato al 21 agosto 2018. Si tratta di un provvedimento che avrebbe avuto il compito di “armonizzare” il nuovo Regolamento alla vecchia disciplina attualmente in vigore, per evitare eventuali sovrapposizioni di principi. Quindi, poiché il GDPR è in vigore il 25 maggio 2018, finchè non verrà adottato il decreto legislativo di adeguamento, si verificherà una parziale sovrapposizione tra le disposizioni europee e il codice della privacy attualmente vigente. È da ricordare, inoltre, che al momento della sua entrata in vigore, le leggi italiane, in contrasto con la rispettiva legislazione europea, non saranno più valide.

E le sanzioni?

Anche la disciplina sanzionatoria del GDPR è perfettamente in vigore dal 25 maggio. Aziende, imprese e soggetti tenuti ad adeguarsi al nuovo regolamento, come più volte ribadito, rischiano multe fino a 20 milioni di euro o il 4 per cento del fatturato globale. Sebbene il Garante abbia più volte ribadito che lo spirito del regolamento non è quello di servirsi di uno strumento sanzionatorio o di repressione ma di dotare i cittadini di un più efficace strumento di tutela dei dati, è bene ricordare che i primi ricorsi sono già stati presentati e le prime verifiche sono già in corso.

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